Siamo tutti leader, nel senso che tutti guidiamo la nostra vita.

Sakyong Mipham Rinpoche è un maestro di tradizione Shambala. A lui fa riferimento uno dei più brillanti Dharma teacher americani, Lodro Rinzler

Un articolo di Sakyong Mipham Rinpoche.

Non abbiamo scelta. Prendiamo decisioni momento dopo momento, persino se si tratta di imburrare la nostra fetta di pane. Per vivere bene le nostre vite, abbiamo bisogno di essere intimamente coinvolti nel nostro viaggio.

Meditare è salutare perché è un modo per sviluppare saggezza. Possiamo prendere l’adeguata postura, permetterci di essere, ed entrare in contatto con la salute incondizionata della mente. Questa è meditazione.

Anche agli inizi, mentre lottiamo via via con pensieri, emozioni e percezioni sensoriali, sperimentiamo un barlume di non-aggressività che ci permette di essere in pace. Quando ci sentiamo sconvolti, depressi o frustrati, questo sentimento di spaziosità e adattabilità vacilla e anche la nostra relazione con esso cambia. Meditare è un modo, privo di pregiudizi, per rafforzare la nostra fiducia nella possibilità di stare.

La fiducia in questa non-aggressività innata non può essere acquisita, ma solo riscoperta. Se sentite di doverla creare, state sperimentando una punta di aggressività (intesa come spinta a fare n.d.t). Parliamo di un’aggressività che si manifesta come un sentimento innato di disarmonia e disagio. Ha una radice duale che ci porta all’avere difficoltà. Siamo, in qualche modo, insoddisfatti da quello che stiamo sperimentando.

Il concetto di gentilezza nella tradizione Shambhala implica il non dover creare uno stato di fiducia aggressiva. In questo caso, la fiducia è qualcosa che abbiamo già. La parola Tibetana è ziji, dove zi significa “gloria, brillantezza”, ji è “splendore”. Questa parola descrive l’innata radiosità del cuore umano. Malgrado avere fiducia in sé stessi possa essere utile, ziji è differente. Questo tipo di fiducia incarna la nostra naturale radiosità e la capacità di estenderla naturalmente agli altri.

Ziji è un segno che ci fidiamo del nostro essere, cosa che ci permette di abbracciare pienamente la vita. Dissolve il velo fra lo spirituale e il genuino. Questo significa che siamo disposti a mettere il naso un po’ più in là nel vento dell’incertezza. Gli insegnamenti Shambhala lo chiamano “Vivere della sfida”. Le persone che sono a proprio agio con questo senso di non sapere sono in grado di fare cose eroiche. Quando guardano alle sfide, emergono le soluzioni.

Dal punto di vista Buddhista, il nirvana è raggiunto tramite la sofferenza, ma perché questo succeda, dobbiamo sviluppare le nostre menti, dobbiamo connetterci agli altri. Entrambe le cose sono sfidanti per ragioni differenti. È difficile connettersi con le proprie emozioni perché possono essere destabilizzanti.

La mente è uno spazio vasto in cui è facile perdersi. Relazionarci con gli altri ci provoca, e talvolta le persone sono semplicemente difficili. Dobbiamo connetterci con come si sentono. Per poterlo fare, dobbiamo prima sapere come ci sentiamo noi. Soffrire è inevitabile, ma è difficile proseguire quando si cerca di non essere feriti. Le grandi vite sono condotte senza paura, applicando la gentilezza amorevole di un cuore e una mente aperti. È così che possiamo essere sia resilienti che di aiuto.

Vivere nella sfida significa che è più facile accettare di fare errori. Se siamo in grado di tenere anche solo un poco di distanza psicologica e accettare un errore come una salutare parte del cammino, siamo in grado di imparare da esso e andare avanti. Questi errori sono come la pietra che si usa per affilare una lama. Se vogliamo la spada affilata, dobbiamo sempre avere la percezione di quello che ci strofina contro. È qui che la riflessione su di sé entra in gioco. La usiamo per stabilire la nostra intenzione. Quando vi svegliate, magari spendete del tempo per riflettere su aree della vostra vita che volete sviluppare o migliorare, incluse le relazioni con gli amici e la famiglia: Come voglio vivere la mia vita oggi? Più siete in grado di apprezzare la preziosità della vostra esistenza e più raggiante sarà la giornata.

La fiducia nel nostro andare avanti infonde la vita di curiosità, meraviglia e gioco. Queste qualità emergono da una mente priva di dubbi sulla propria innata pace e forza. Questa fiducia trasforma le tendenze egoistiche in altruistiche, naturalmente espresse attraverso un attitudine di leggerezza nel cuore, un segno di una mente aperta, uno spazio spazioso e gentile in cui possiamo vedere più chiaramente. Questo è il significato della parola illuminazione: “piena illuminazione”. Quando qualcosa è pienamente illuminato, vediamo ogni sua parte. Un’illuminazione parziale è ricca di ignoranza.

Quando la nostra fiducia è oscurata, ingaggiare la vita diventa un processo di speranza e paura. Se riusciamo a liberarci da questa trappola claustrofobica, abbiamo saggezza. Possiamo immaginare il successo. Diventiamo guerrieri senza paura che vedono dove stanno andando. Quando crediamo nella dignità umana, possiamo immaginare una buona esistenza umana. Immaginando il successo, cavalchiamo la punta della freccia per qualunque essere umano. Non solo possiamo condurre la nostra vita in maniera elevata, ma possiamo sollevare anche la vita degli altri. Questo è cavalcare il vento – l’intrinseca fiducia nella fondamentale bontà di quello che sta succedendo, opposta all’attitudine in cui le cose andranno solo peggio. È difficile avere una buona visione se abbiamo paura di guardare avanti. In quel caso, anziché irradiare fiducia, tendiamo a spargere ansia, agitazione e paura.

Per sviluppare questa visione senza paura, non dobbiamo essere spaventati dal riconoscere lo spazio. Prima, nella meditazione, esperiamo il senso di una completa profondità sempre disponibile. Questo spazio in cui qualunque cosa può essere accettato è saturato di non-aggressività, una naturale parte del nostro essere. Quando accettiamo tutto, apprezziamo tutto; nessun dettaglio è superfluo. La familiarità con questo spazio ci dà precisione e potere nel condurre le nostre vite.

Qualche volta diventiamo troppo miopi per permetterci di esperire la nostra vastità. È così che costruiamo tunnel prefabbricati in cui giriamo intorno all’infinito. Questi tunnel psicologici sono quelli che definiamo pattern abituali, e non abbiamo altro secondino che noi stessi. Quando “pensiamo in questa vastità” si disgregano di fronte alla brillantezza e alla compassione.

La nostra spaziosità e radiosità accadono in ogni momento, ma i pattern abituali solitamente li oscurano. La meditazione e la riflessione su di sé sono la chiave per rivelarli. Quando vi sentite inspirati, sollevati o a terra – semplicemente guardate la qualità della vostra mente e del vostro cuore. Richiamate il momento in cui qualcuno vi ha ispirati a non scappare dalla vita, ma a condurla genuinamente. Poi rilassatevi, permettete a questa lucentezza di uscire.

Come meditanti, non possiamo semplicemente nasconderci nelle nostre realizzazioni. Questa personale esperienza interiore è sacra, ma solo per essere umani, abbiamo la responsabilità di metterla a frutto. A prescindere dalla fase della nostra vita e della pratica, possiamo sempre sviluppare le nostre capacità di leadership in questo senso, l’abilità di ingaggiare in maniera genuina le nostre vite e ispirare gli altri. Se possiamo aprire le nostre menti, ci possiamo aprire a quello che ci succede proprio davanti agli occhi. È così che guadagniamo conoscenza e realizzazione.

Come leader genuini della vita, siamo in grado di elevare qualsiasi ambiente connettendoci con la nostra magnanimità e permettendo alle altre persone di entrare nel nostro campo di esperienza. Dobbiamo essere umili e fare quello che possiamo, e allo stesso tempo concederci di pensare in grande. In ogni momento in cui siamo in grado di contattare la nostra fiducia, stiamo anche creando un senso di comunità: stiamo toccando quella qualità senza tempo in tutti.

Traduzione: Niccolò Gorgoni

Articolo originale: https://www.elephantjournal.com/2014/11/living-in-the-challenge-the-path-to-uncovering-our-innate-confidence/

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