La prossima settimana c’è la serata di presentazione del prossimo protocollo MBSR e ogni tanto – raramente per fortuna – mi vengono attacchi di nostalgia. Questa volta l’attacco di nostalgia è stato originato proprio dal ripetersi della serata di presentazione: mi sono ricordata di come ho iniziato molti anni fa e di come sono cambiate le cose rispetto ad oggi. Quando ho iniziato la mindfulness sembrava una delle tante tecniche “straniere” che incuriosiva perché nuova. Adesso la sua diffusione, anche in Italia, è molto ampia. Forse, mi diceva un meditante buddista, dobbiamo ringraziare i protocolli mindfulness se la diffusione della meditazione è così ampia. Sicuramente io devo ringraziare la mindfulness perché ha dato alla mia vita una svolta che credevo impensabile.

Abituata a credere che il cambiamento avviene solo con lo sforzo, mi sono accorta di essere cambiata perché avevo smesso di sforzarmi.
Abituata a credere che la volontà può qualsiasi cosa, mi sono trovata a vedere che, se lasciavo andare il tirante della mia incrollabile volontà le cose andavano meglio, molto meglio.

Devo ringraziare la mindfulness se ho iniziato a scrivere e se continuo a farlo.

Ma il regalo più bello è sempre quello più inaspettato: la mindfulness mi ha regalato un modo completamente diverso di stare in relazione con le persone che amo. Un modo più libero e più felice. Mi ha insegnato a rispondere anziché a reagire, ad aspettare, anziché precipitarmi in azioni inutili. Mi ha insegnato a tornare ad essere me stessa, anzi, a cambiare diventando me stessa. Mi ha insegnato a lavorare diversamente e ad avere più fiducia nella spinta naturale al cambiamento che ognuno di noi ha.

Allora perché provare nostalgia per qualcosa che è sempre nella mia vita? Perché il tempo è un patrimonio limitato. Vorrei averla incontrata prima è quello che diciamo quando incontriamo qualcuno che amiamo. Vorrei averla incontrata prima perché adesso so che senza la pratica di mindfulness la mia vita non sarebbe quella di oggi. Sarebbe ancora quella di ieri, quella della fatica, della volontà, dello stress e dell’andare a testa bassa. Vorrei essermi stancata meno. Perché la stanchezza e lo sforzo non ripagano mai abbastanza. Nascono dalla sensazione di non riuscire a destreggiarsi con le richieste del mondo e ti lasciano sempre con il solito vecchio senso di inadeguatezza. Adesso non mi chiedo più se sono abbastanza: fluisco con quello che, momento per momento, mi trovo davanti. A volte facile, altre difficile. E ogni volta imparo che non bisogna avere fretta a giudicare il piacevole positivo e lo spiacevole negativo. Prima o poi scopriamo il senso: meglio se lo scopriamo dentro di noi che se ci fidiamo dei significati degli altri.

A un livello diverso siamo spaventati di non saperci destreggiare con le richieste del mondo. Questa paura si esprime attraverso un senso di inadeguatezza. Sentiamo di essere sommersi dalla nostra vita e ancor più dal resto del mondo e ci irrigidiamo, oppure sentiamo che dobbiamo muoverci continuamente come il motore di una automobile che corre. Chogyam Trungpa

Pratica del giorno: Il Body scan

© Nicoletta Cinotti 2019 Protocollo MBSR

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