Zindel Segal è uno psichiatra canadese: uno dei tre ideatori del protocollo MBCT. Una delle persone più miti che io abbia conosciuto. Non è una persona che è diventata buona: sembra una persona che non ha mai provato sentimenti di rabbia o furia. Conduce la formazione con Susan Woods. Li ho conosciuti insieme a Omega Center, il campus vicino a New York che raccoglie il meglio della formazione americana nell’area della meditazione, pratiche corporee e psicologia umanistica. È nato nel 1977 sotto la spinta di Stephan Rechtschaffen e Elizabeth Lesser. Deve il nome agli insegnamenti di Pierre Teilhard de Chardin, un filosofo che usa il termine “Punto Omega” per descrivere il culmine di unità e integrazione verso il quale tutti noi evolviamo.

Vi riporto alcune idee espresse da Segal in una intervista dove gli era stato chiesto di descrivere alcuni degli elementi fondamentali del protocollo MBCT

Accettare le emozioni difficili?

ZS: Succede sempre qualcosa quando le persone incontrano il concetto di accettazione nel trattare con le emozioni difficili e con alcuni stati mentali. Nella mindfulness-based cognitive therapy (MBCT) questo avviene attorno alla quarta o quinta sessione. A quel punto le persone dicono “Come posso accettare questo dolore?” oppure “Io voglio sentire meno le emozioni difficili e non di più!”  Queste reazioni sottintendono una idea: che anche se lottare per scacciare o evitare le emozioni difficili può essere davvero sfinente è una strategia che in passato ha funzionato ed è difficile correre il rischio di percorrere un’altra strada usando una modalità sconosciuta ed estranea

Tre aspetti

In quei momenti – piuttosto che rispondere – trovo utile ricordarmi 3 aspetti

  1. Permettere alle emozioni difficili di essere presenti nella nostra vita non significa che abbiamo scelto di non fare niente. Il concetto di accettazione, così come è stato introdotto nell’ MBCT, intende esprimere la possibilità di una diversa relazione con l’esperienza caratterizzata dal permettere e dal lasciar andare. Permettere significa essere consapevoli della presenza delle emozioni difficili per poter scegliere come rispondere. Richiede un impegno reale e coinvolge attenzione intenzionale. Permettere non significa essere passivi, rassegnati o impotenti.
  2. Negare il proprio stato mentale è rischioso per la salute mentale.  Essere inconsapevoli del proprio stato mentale è piuttosto rischioso e, spesso, è il primo anello della catena che conduce a comportamenti automatici, abituali e a schemi mentali disfunzionali. Dirsi “Sono stupido a pensare/sentire così” oppure “Non sono abbastanza forte per affrontare questa situazione”  non è molto d’aiuto. Al contrario sentire di potersi aprire anche con questa esperienza permette di spezzare questa catena di reazioni ripetitive. Anziché dirsi “Sono stupido a pensare/sentire così” possiamo dire “Ah, ho paura, Mi sto giudicando”
  3. L’accettazione aiuta ad attraversare le esperienze spiacevoli. La pratica dell’MBCT offre modi concreti per essere più amorevoli, capaci di cura, nei confronti di se stessi. Modi per passare dalla teoria -“so che dovrei fare così”- alla pratica. Tutto questo non richiede solo una intenzione o uno sforzo di volontà. Richiede di lavorare con il corpo attraverso ripetute pratiche per imparare a riconoscere il sorgere delle emozioni e la loro risonanza nel corpo.

Portare consapevolezza e attenzione alle sensazioni che accompagnano le esperienze difficili offre la possibilità di imparare a relazionarsi in modo diverso alle proprie esperienze. Passare attraverso il corpo può aiutarci a realizzare che, attraverso la pratica, possiamo permettere alle esperienze difficili di essere presenti e, ciononostante, andare bene così.

© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBCT online

Mindfulness e self-compassion tra psico-educazione e clinica

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